Notte silenziosa, leadership efficace
Perché i manager dovrebbero spegnersi ogni tanto
I calendari sono pieni, le liste di cose da fare sono più lunghe delle luci di Natale del centro città e, tra la fine dell’anno, la pianificazione del budget e la festa di Natale, spesso viene trascurata proprio la cosa di cui i manager hanno più bisogno: il vero relax. Spegnersi è ancora considerato un lusso o, peggio ancora, una debolezza. Tuttavia, la realtà in molte aziende mostra un quadro diverso. Coloro che sono costantemente energizzati non sono leader migliori, ma semplicemente più esausti.
L’idea che una buona leadership sia sempre sinonimo di disponibilità costante, di settimane di 80 ore e di un’infinita giostra di pensieri è persistente. La leadership moderna deve invece affrontare la nuova sfida dell’autogestione sostenibile. Perché solo chi è in grado di gestire con successo se stesso e il proprio tempo può guidare gli altri a lungo termine.
Lo stress costante non è uno stile di gestione
Prima di parlare di soluzioni, vale la pena dare un’occhiata al problema vero e proprio, perché lo stress non è più uno stato di emergenza, ma viene sorprendentemente spesso confuso con una buona leadership. In realtà, un po’ di stress è parte integrante dell’avere delle responsabilità. Le decisioni hanno un peso, i progetti sono complessi e le aspettative sono elevate. Questo è indiscutibile e fa parte del lavoro di un manager. Diventa problematico quando la tensione diventa uno stato permanente. Se lavori costantemente oltre i tuoi limiti, non solo perdi energia, ma anche prospettiva, pazienza e chiarezza. Lo stress cronico riduce la qualità del processo decisionale, favorisce gli errori e aumenta il rischio di burnout. Ciò che inizia a livello individuale si ripercuote rapidamente sui team e sulle intere organizzazioni. Comunicazione irritata, micromanagement e calo della motivazione sono effetti collaterali frequenti di una leadership troppo stressata.
Che cos’è la mindfulness?
È qui che entra in gioco il tema della mindfulness. Un argomento che non ha vita facile, soprattutto in un contesto aziendale, perché suona subito esoterico. Tuttavia, la mindfulness non è fatta di bastoncini d’incenso o di ore di meditazione, ma di qualcosa di molto pratico: riconoscere consapevolmente il proprio stato e i propri limiti. I manager consapevoli riconoscono prima quando sono sovraccarichi. Riconoscono quando le decisioni vengono prese per stanchezza anziché per lucidità. E possono prendere consapevolmente delle contromisure facendo delle pause, delegando dei compiti o semplicemente finendo il lavoro in tempo e non lavorando più. La mindfulness può quindi essere uno strumento strategico per ottenere prestazioni sostenibili se si traduce in una concreta cura di sé.
La cura di sé non è egoismo
Invece di essere attenti a se stessi, molti manager hanno imparato a mettersi in fondo alla lista delle priorità. Prima il team, poi i clienti e i progetti. Spesso soddisfano le proprie esigenze per ultime. A breve termine, questo sembra un impegno e spesso viene onorato e atteso. A lungo termine, però, è rischioso. Prendersi cura di sé non significa rinunciare alla responsabilità del proprio team, dei clienti o dei progetti. Significa assumersi questa responsabilità in modo realistico. Il sonno, l’esercizio fisico, i contatti sociali e le pause mentali non sono lussi privati, ma risorse economicamente rilevanti. Chi ignora costantemente le proprie esigenze ne pagherà il prezzo in seguito sotto forma di esaurimento, malattia o rassegnazione interiore.
Il paradosso dell’accessibilità costante
Purtroppo, però, la realtà si scontra rapidamente con molti manager. Grazie a smartphone e simili, le decisioni possono essere prese in qualsiasi momento, le informazioni possono essere condivise immediatamente e i problemi possono essere affrontati subito. Ciò che sembra pratico ha un rovescio della medaglia: il confine tra lavoro e relax si fa sempre più labile.
Molti manager non sono praticamente mai offline. Anche la presunta fine della giornata lavorativa diventa un tempo di reazione prolungato. Il problema non è solo la mancanza di riposo, ma anche il segnale all’organizzazione: “Essere sempre disponibili è lo standard”. Tuttavia, questo non è salutare né per il team né per il manager. Anzi, questa disponibilità permanente crea dipendenze indesiderate. Così i team imparano, ad esempio, a fare escalation verso l’alto ogni volta che c’è un’incertezza, invece di assumersi le proprie responsabilità.
Il silenzio favorisce la chiarezza
Quello che spesso manca in tutto questo trambusto è la distanza necessaria per tornare a pensare con chiarezza. Staccare la spina è particolarmente difficile nel frenetico periodo pre-natalizio. Le scadenze incombono, le aspettative aumentano e l’anno deve essere portato a termine. Tuttavia, è proprio in questa fase che il silenzio deliberato può essere particolarmente efficace perché crea uno spazio di riflessione. Cosa è andato bene? Cosa è stato stressante? Quali decisioni hanno avuto un impatto e quali no? Senza questa distanza interiore, gli schemi si ripetono. La leadership diventa quindi reattiva anziché consapevole. Pochi giorni di distanza reale possono quindi portare più chiarezza di settimane di attività ininterrotta. E questa decelerazione consapevole non solo influenza il tuo equilibrio, ma anche il modo in cui la leadership viene percepita.
Il manager come modello di comportamento
I manager in genere danno forma alla cultura aziendale non attraverso le dichiarazioni di missione, ma attraverso il loro comportamento. Se tu stesso non concedi pause, difficilmente potrai invocare in modo credibile un sano equilibrio tra lavoro e vita privata. Chi prende le ferie solo “teoricamente” manda un chiaro segnale al team. Al contrario, ha un enorme impatto quando i manager si assumono visibilmente le proprie responsabilità. Tempi di assenza chiari, passaggi di consegne trasparenti e fiducia genuina nel team dimostrano una decisione consapevole a favore di una leadership sostenibile. Soprattutto nella gestione dei progetti, dove una pietra miliare si sussegue all’altra, la struttura, la chiarezza e le pause dovrebbero semplicemente far parte del lavoro.
Spegnere non significa lasciar perdere, ma condurre in modo diverso.
Ma anche se il ruolo di modello è chiaro, spesso rimane una convinzione ostinata: Niente funziona senza leadership. In realtà, è proprio qui che si rivela la qualità della leadership. Una buona leadership fa sì che le cose funzionino anche senza una costante supervisione. Processi chiari, responsabilità trasparenti e programmi realistici sono i prerequisiti affinché i manager possano staccare la spina. Chi si limita a mantenere stabili i progetti attraverso un costante coinvolgimento personale non è alla guida di un sistema sostenibile.
Forza silenziosa nella rumorosa vita di tutti i giorni
“Silent Night” è più di un semplice canto natalizio. È un antidoto al rumore costante della vita lavorativa moderna. La canzone ci mostra che il silenzio non significa stare fermi, ma rallentare consapevolmente. Ci permette di riascoltare ciò che è davvero importante, sia a livello professionale che personale. Per i manager, questo silenzio non è una fuga dalle responsabilità, ma un investimento nella propria efficacia. Perché a lungo termine, i migliori leader non sono quelli che restano svegli più a lungo, ma quelli che si prendono cura di se stessi a lungo termine.
Conclusione
La leadership ha bisogno di energia. Ha bisogno di chiarezza. E ha bisogno di persone pronte ad assumersi le proprie responsabilità senza perdere se stesse nel processo. Spegnersi non è quindi un segno di debolezza, ma di maturità. La mindfulness e la cura di sé non sono quindi l’antitesi della performance, ma un prerequisito per essa. Soprattutto in tempi di forte stress, non è un maggiore sforzo ma una maggiore consapevolezza a determinare la qualità della leadership.
Chi ha responsabilità non ha bisogno solo di chiarezza interiore, ma anche di una struttura esterna. I moderni software di gestione dei progetti, come myPARM ProjectManagement, aiutano i manager a creare trasparenza, sicurezza nella pianificazione e chiarezza nelle responsabilità, creando così le basi per cedere il carico operativo senza perdere la visione d’insieme. In questo modo si crea esattamente lo spazio di cui una buona leadership ha bisogno per poter prendere decisioni consapevoli invece di limitarsi a reagire alle difficoltà. E forse anche per una o due notti davvero tranquille tra un anno e l’altro.
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